Cos’è il Sostegno a Distanza

“La strategia del SaD, rappresenta lo strumento con il quale nei confronti di aree in via di sviluppo, noi andiamo a contribuire alla creazione di capitali sociali di tipo “bridging”, di quel capitale sociale cioè, che è il fattore decisivo dello sviluppo…… la strategia SaD  tende a tradurre in pratica il principio di reciprocità…….nel sostegno a distanza, chi dà, il cosiddetto “donatore di fondi”, riceve. Lui, il donatore dà soldi, ma riceve, riceve esattamente quel bene relazionale che chi è beneficiario dell’aiuto è in grado di esprimergli, grazie appunto all’organizzazione SaD, che fa il “ponte” tra il donatore e il beneficiario………, la strategia SaD mira a migliorare le “capacità” di vita, non le condizioni di vita, le capacità di vita del beneficiario nel senso delle “capabilities” , mettendo il beneficiario, che è tipicamente un infante o un giovane, nella condizione concreta di “uscire” dalla sua situazione o trappola della povertà.…….. nella strategia SaD  c’è un progetto di tipo educativo che viene speso a favore appunto, del beneficiario.” Stefano Zamagni 

Come è avvenuto negli altri paesi occidentali, a partire dagli anni ‘70 in Italia si è andata radicando una forma di solidarietà popolare denominata “sostegno a distanza” (SaD).

 

Secondo le Linee Guida emanata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nel 2014 il  “Sostegno a Distanza” è una forma di liberalità, consistente nell’erogazione periodica, entro un dato orizzonte temporale, da parte di una o più persone fisiche o di altri soggetti, di una definita somma di denaro ad una organizzazione, affinché la impieghi per la realizzazione di progetti di solidarietà in ogni parte del mondo, i quali:                                                                                

  1. abbiano come destinatari una o più persone fisiche: minori, giovani, adulti, famiglie, nonché comunità ben identificate in condizioni di necessità, per offrire la possibilità di migliorare le proprie condizioni di vita nell’ambiente sociale e culturale in cui vivono;                              
  2. promuovano il contesto famigliare e le formazioni sociali, precisamente identificate;                                                      
  3. favoriscano la relazione interpersonale tra sostenitori e beneficiari e/o la creazione di un rapporto di vicinanza umana e di conoscenza.    

Alcune progettualità del SaD sono state riassunte tra i documenti della Conferenza governativa CoOpera del 2018: “Nella prassi, gli Enti di Terzo Settore che praticano come specifico operativo il Sostegno a Distanza, non si limitano a promuovere la scolarizzazione e l’inserimento sociale di bambine e bambini, ma vanno ben oltre questo, accompagnandoli nel mondo del lavoro, affiancando pure le loro famiglie, nonché le organizzazioni della società civile locale che supportano la crescita di questi minori e famiglie in difficoltà, dialogano e collaborano con gli Enti Locali e con le Comunità, per rispondere puntualmente alle loro progettualità; elaborano quindi e realizzano con le Organizzazioni della Società Civile locale dei veri e propri programmi e progetti classici della cooperazione internazionale. Sono numerose le associazioni dedite al Sostegno a Distanza che hanno acquisito una consolidata esperienza in questo”.

Il sostegno a distanza in Italia. 

In Italia questo impegno di solidarietà coinvolge migliaia di gruppi e di associazioni. 

Il censimento realizzato nel 1999 dalle stesse Associazioni del settore ha individuato in Italia oltre seicentomila sostegni a distanza. Oggi si stima che gli italiani aderenti ai progetti di sostegno a distanza sono circa 1.500.000.

Il settore del sostegno a distanza è caratterizzato da una maggioranza di associazioni di piccole e medie dimensioni: per l’85% circa Onlus e per il 15% senza nessun riconoscimento pubblico.